Sicurezza: come cambierà il nostro modo di viaggiare?

Non c’è dubbio che dopo gli ultimi fatti di Parigi, chi deve intraprendere un viaggio parta con un groppo alla gola, con un pò di timore: in linea generale, sentendo nel nostro piccolo i nostri utenti e leggendo tra le righe, la voglia di non cambiare i propri piani e di partire comunque c’è tutta.

Sicurezza: come cambierà il nostro modo di viaggiare?

Sicurezza: come cambierà il nostro modo di viaggiare? ©

Non si vuole cedere al terrore, non si vuole perdere quella normalità a cui mai, forse, avevamo fatto caso: il timore rimane, ma la voglia di riprendersi il più velocemente possibile è ogni volta sempre più forte… senza sottovalutare ovviamente le più minime regole di attenzione.

Ma come si stanno muovendo le forze dell’ordine per tutelarci? Possiamo essere sicuri quando saliamo a bordo di un aereo o a bordo di una nave da crociera?

Già in molti porti, spesso in maniera soft senza che il crocierista se ne possa accorgere, sono schierate forze dell’ordine: i porti infatti sono punti considerati sensibili per varie ragioni e i controlli avvengono prima che attracchi una nave da crociera, per bonificare l’area, con l’aiuto anche di cani addestrati al fiuto di esplosivo, e durante la sosta in porto, con particolare attenzione al traffico di passeggeri che scende in escursione.

Sicurezza: come cambierà il nostro modo di viaggiare?

© polizia di stato

In ogni caso, in questi giorni non desta più di tanto curiosità la presenza più o meno discreta degli agenti mentre si scende a terra, anzi la loro presenza pare garantire una sorta di protezione che di certo non può dare fastidio.

Considerate che già a febbraio di quest’anno, come già riportato, c’era stato un innalzamento dei livelli di allerta per una minaccia diretta e ancora prima, lo stesso numero 1 dell’Interpol, aveva lanciato un altro allarme riferito al fatto che per alcuni jihadisti fosse più semplice raggiungere la Turchia via mare in una nave da crociera, visti gli inasprimenti delle misure di sicurezza negli aeroporti: presunti jihadisti di base in Europa intenti a fare incetta di biglietti di navi da crociera dirette in Turchia, soprattutto verso il porto di Izmit, da dove è più semplice poter poi raggiungere la Siria e l’Iraq ed aggregarsi ai militanti di Isis.

Allarme Interpol: jihadisti su navi da crociera

Quindi gli indizi c’erano già, che noi ce ne fossimo accorti o meno, e le misure sono state comunque innalzate e alcuni porti sono stati, in alcuni casi, cancellati dagli itinerari in catalogo: chi ne fa le spese, purtroppo, sono quei Paesi, come la Tunisia ad esempio, che sono stati pesantemente colpiti proprio nell’unico settore, il turismo in tutte le sue sfaccettature, così importante traino per l’economia locale.

Quello che si inizia ad osservare è l’aumento di falsi allarmi, come quello di sabato al porto di Genova, dove si annunciava una bomba all’interno di un traghetto diretto a Tunisi.

A parte la stupidità della gente che con telefonate, tweet e quant’altro annuncia attentati fantasma, in una sorta di al lupo al lupo che di certo non aiuta a superare il momento, tutto il sistema di difesa italiano funziona: quel che è certo, sentendo il personale di bordo, è che le compagnie di crociera hanno evidentemente alzato i propri livelli di allerta, sia per l’imbarco sia durante le soste in porto, perchè la sicurezza di passeggeri e membri dell’equipaggio sia garantita.

Sicurezza: come cambierà il nostro modo di viaggiare?

In alcuni casi si registrano più code del previsto all’imbarco o al rientro dalle escursioni: sta poi all’intelligenza di ognuno di noi accettarle e non drammatizzarle. Personalmente preferisco un attimo di fila in più che un controllo fatto all’acqua di rose (per la verità ad ogni viaggio, dai fatti di Tunisi, la sicurezza è sempre stata ben attenta nei controlli, persino nei fiordi).

Ma anche negli aeroporti che utilizziamo per arrivare nei porti d’imbarco, le procedure sono state portate al livello massimo: passeggeri che verranno schedati, rafforzamento ulteriore dei controlli e soprattutto una soluzione che non farà piacere a chi nel trattato di Schengen ci ha sempre creduto, cioè nessuna distinzione tra i passeggeri provenienti dalla stessa Europa e dal resto del mondo. Nuove norme di sicurezza che saranno applicate entro 3 mesi, ma già si è assistito ad episodi di persone a cui è negato l’imbarco per un non precisato motivo: con l’incrociarsi di informazioni tra i vari Paesi che prima non c’era, bastano anche pochi indizi per farci perdere tempo.

Ecco perchè se prima bastava recarsi in aeroporto solo un’ora prima, ultimamente i controlli asfissianti, stanno creando file e anche solo un minuto di ritardo rischia realmente di farci perdere il volo. Sono gli stessi aeroporti o le Compagnie di volo che avvertono i propri clienti di recarsi prima in aeroporto proprio perchè l’inasprirsi dei controlli richiede più tempo per i controlli a persona. Basta infatti un oggetto non identificato ai raggi o la presenza di oggetti considerati strani o pericolosi nelle valigie, per trovarci fermati dal personale a fornire spiegazioni plausibili sulla loro presenza nelle valigie.

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© repubblica.it

Una sorta di 11 settembre amplificato, molto più vicino a noi: un principio, quello della prossimità, che Massimo Gramellini ha spiegato in maniera chiara in un suo editoriale di alcuni giorni fa, dove ci si ritrovano tutte le emozioni vissute e che viviamo in questi giorni. Dove appena qualcuno si sfoga sui social, arriva sempre quello che sottolinea che per questo o per quel morto non ci si scandalizza così come per i morti di Parigi. Al di fuori di queste mezze polemicucce, è importante il messaggio che passa e che cito testualmente:

“Non è il razzismo a guidare i nostri impulsi emotivi, ma un umanissimo criterio di prossimità. Ti preoccupi di più se va a pezzi l’appartamento del tuo vicino che se crolla un grattacielo su Marte… Gli attentati di Tunisi, in cui pure morirono quattro italiani, e quelli di Sharm el-Sheikh, villaggio vacanze europeo sul Mar Rosso, li abbiamo incassati con un certo autocontrollo.

Al di là della naturale commozione per le vittime, il segnale che trasmettevano al nostro cervello era: non puoi più muoverti di casa. Ce ne siamo fatti una ragione.

Ma gli eccidi di Parigi diffondono un messaggio molto più stringente: rischi la pelle persino se resti a casa tua. Dove per «casa» si intende non solo il luogo in cui abiti, ma la comunità che condivide le tue abitudini e i tuoi codici. L’Occidente, insomma. Sarà anche una debolezza, ma è davvero una vergogna o un delitto riconoscerla?”

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© Cinzia Marchisio

La domanda di maggior sicurezza di ognuno di noi che si deve mettere in viaggio nell’immediato o per le vacanze di Natale appare dunque legittima eccome: mentre prima potevo sempre dire che si poteva scegliere pur sempre un’altra città, un altro itinerario, ora il problema lo abbiamo in casa, lo sentiamo per forze di cose di più! E’ normale che sia così: non è una debolezza, è una constatazione che ci fa sentire così drammaticamente coinvolti.

Le due domande poste all’inizio di questo articolo hanno però senza ombra di dubbio una risposta chiara: i controlli ci sono e sono molto più incisivi, che siano nelle navi da crociera o negli aeroporti.

Spetta a noi adesso trovare la giusta motivazione per partire senza dimenticare, questo è certo, un minimo di attenzione in più e senza protestare se un controllo dura più di quello a cui siamo abituati. Almeno finchè non cesseranno gli allarmismi e i pericoli reali, questo sarà il nostro modo futuro di viaggiare: meglio una fila e tanta sicurezza, ben venga un controllo in più, se serve a proteggerci.


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22/11/2015 ore 17.00 - “Articolo di Crazy Cruises in riproduzione riservata” protetto da licenza Creative Commons International: Devi attribuire adeguatamente la paternità sul materiale, fornire un link e indicare se sono state effettuate modifiche.

 

Daniela Pisano
Daniela Pisano

Blogger e cruise addict, viaggiare è sempre stato il mio chiodo fisso, insieme alla passione innata per l’archeologia e l’Egitto, per il mare e per i paesi orientali. Amo fotografare i particolari più strani, le cosiddette prospettive insolite

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Un pensiero su “Sicurezza: come cambierà il nostro modo di viaggiare?

  1. GiulioCocozza

    E vero che i controlli nei porti di imbarco ci sono, ma e vero che in navigazione una nave rischia anche, vedasi l’aereo caduto in Egitto. Ricordo su una crociera con la MSC Rhapsody da Durban a Genova, siamo stati attaccati allora dai pirati, che pero nulla e successo, ma se vogliono attacare una nave con armamento da guerra di sicuro non ci salverá nessuno. Per cui le compagnie di crociera debbono valutare anche questo grande rischio.
    Io particolarmente ne sono molto preoccupato.

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