Kotor, fiordo dell’Adriatico, patrimonio dell’Unesco

Durante il blogtrip a bordo di MSC Opera, in procinto di fare rotta su Cuba per la prima volta, ho avuto modo di visitare in maniera approfondita Kotor o Cattaro, grazie ad una escursione organizzata in maniera perfetta dalla Compagnia che ci ha accompagnato prima in un villaggio vicino e poi nel centro storico di questa città che ti ruba il cuore.

Kotor, fiordo dell'Adriatico, patrimonio dell'Unesco

Kotor, fiordo dell’Adriatico, patrimonio dell’Unesco

Càttaroin montenegrino Kotor, è un capoluogo della repubblica del Montenegro, situata sulla costa adriatica, su una baia che ricorda tantissimo un fiordo norvegese, tanto da essere considerata il fiordo dell’Adriatico.

Quando siamo entrati nella baia dalle Bocche di Cattaro o Boka Kotorska, ci ha accolti uno spettacolo bellissimo, complice una giornata di sole stupendo: le acque calmissime che riflettevano ogni cosa, le montagne stesse e la nave, in un gioco di colori e contrasti che realmente mi ha rapito il cuore.

Una volta scesi dalla nave, ad attenderci un pullman che ci ha accompagnato a Zabrđe, piccolissimo paesino situato nella penisola di Lustica: per arrivarci solo una strada strettissima, dove spesso riusciva a passare giusto il pullman. La guida, molto preparata, ci ha spiegato che il Paese ha bisogno di nuove infrastrutture, strade comprese, e di ristrutturare i propri monumenti, ma la crisi ha rallentato qualsiasi velleità in tal senso e i cittadini stessi vivono in attesa di tempi migliori, pur facendo nel frattempo conoscere le meraviglie della loro piccolissima nazione.

Zabrđe abbiamo visitato la tenuta Stoikovic, dove, alle 9 del mattino, ci hanno accolto con due vassoi straccolmi di bicchierini di grappa profumatissima, prima di farci accomodare all’interno del mulino dove, in un tavolo lunghissimo, era apparecchiata la nostra “colazione” a base di proscitto affumicato e formaggio stagionato, il tutto accompagnato dallo spettacolino offerto da un tastierista ed un flautista/cantante che hanno alliettato il tutto con canzoni popolari locali e un mix di canzoni italiane.

Subito dopo una visita veloce al mulino e uno sguardo sul fantastico panorama che dal suo tetto si godeva! Il tempo di fare due foto e siamo tornati indietro al porto dove ci ha lasciato il pullman e abbiamo proseguito a piedi nel pieno centro storico.

Cattaro è un’antica città marittima circondata da un’imponente cinta muraria ben conservata e che è stata inclusa nella lista dei Patrimoni dell’umanità protetti dall’Unesco.

La guida ci ha accompagnato all’interno delle mure, costruite intorno al IX secolo, dalla porta d’accesso del porto: mi son sentita subito catapultata in un’altra epoca. Stradine ciottolate ed edifici che ancora rimandano il pensiero all’epoca della dominazione veneziana (da qui il nome italiano che ancora rimane), che si protrasse dai primi del 1400 sino al 1797, sono racchiusi in piccole piazze, circa 12, dove si trovano un’infinità di chiese cristiane ed ortodosse, che, oltre a vicissittudini storiche, sono state testimoni anche del fortissimo terremoto del 15 aprile 1979.

Il numero di chiese si aggira intorno a trenta di cui quattro, risalenti all’epoca medioevale, sono particolarmente interessanti: San Luca, Sant’Anna, Santa Maria, San Paolo, anche se la cattedrale che riveste più importanza e a cui i cittadini sono più legati, è la cattedrale di San Trifone.

Affianco sorge il Palazzo Vescovile ma è la facciata stessa della Cattedrale ad attirare l’attenzione, con i due campanili, rarità in Montenegro anzi unico esempio del genere, e gli affreschi risalenti al XIV secolo. Nelle vicinanze trovate anche palazzo Grgurin, che ospita il museo marittimo e una imponente collezione di testimonianze storiche.

La piazza più grande viene chiamata Piazza d’Armi e si trova nei pressi della porta d’accesso della città: girare all’interno della città vecchia è molto semplice e all’interno delle vie meno trafficate e conosciute, ho avuto modi di gustare i piccoli negozi di antiquariato e di artigianato locale.

L’unica accortezza è quella di fare attenzione, perchè proprio nelle zone meno trafficate sono stata protagonista di un episodio spiacevole per fortuna senza conseguenze e avvenuto dopo la fine dell’escursione guidata. Ero al telefono quando all’improvviso ho ricevuto una gomitata da una persona: in spalle avevo lo zaino per la macchina fotografica che avevo ben allacciata al collo e stretta tra le mani (mia abitudine) e nello girarmi d’istinto ho visto con la coda dell’occhio un’altra persona dietro di me. Palese il tentativo, per fortuna maldestro, di voler tagliare il fondo dello zaino per approppriarsi di ciò che conteneva a cui ha assistito anche un mio compagno di viaggio: ho osservato la signora, che ha evidentemente tentato il tutto, con uno sguardo furioso e la voce minacciosa fino a che non è andata via, raggiunto subito dalla compagna di merende.

Al di fuori di questo episodio, la visita è stata molto piacevole e ricca di dettagli, con una guida che ripeto di nuovo, era preparatissima e molto paziente, che parlava un eccellente italiano: ci ha mostrato ogni angolo del centro storico, arricchendolo con aneddoti storici e moderni.

Per esempio sono ancora molti gli edifici che sono sopravvissuti al terremoto del ’79 in stile veneziano, che raccontano la storia delle famiglie che li hanno costruiti e che a loro hanno dato il nome: tra i monumenti degni di nota, c’è il Palazzo Ducale, un mix tra Rinascimento e Barocco, con il suo stile misto rinascimentale e barocco, e l’antica Torre dell’orologio medioevale o Turris torturae.

Il tutto piacevolmente racchiuso, come detto, in piccolissime piazze, circondate da palazzi storici e piccoli caffè all’aperto e ristorantini che pululano di giovani che la animano: la città è sempre stata un centro artistico e di scambio molto importante e ancora oggi conserva molte opere d’arte, soprattutto religiose e legate anche al culto di San Nicola, una festa molto sentita e spesso gemellato con quella della nostra Bari.

La guida ci ha tenuto a sottolineare i momenti di vita cittadina molto sentiti e legate alle feste sia religiose che pagane: la festa più partecipata è sicuramente quella di San Trifone, patrono della città, che dura una intera settimana e che si coclude il 3 febbraio, giorno del Santo.

I festeggiamenti includono una messa solenne, una processione dentro la città e la danza della Marinarezza, l’antica confraternita dei navigatori, fondata secondo la tradizione nel IX secolo, a dimostrazione dello stretto legame tra la marineria e la religione.

Ma anche il carnevale è una festa molto sentita, tanto da durare un mese: durante questo periodo di tempo si stampa un giornale satirico, che ricorda il Vernaccoliere fiorentino per intenderci, nel quale si stampano tutti i pettogolezzi della città, ma senza fare nomi. La guida ci ha spiegato che attraverso i soprannomi si riesce a capire di chi si sta parlando, in un gioco al pettegolezzo più succoso che coinvolge la vita quotidiana di tutti e che diventa poi argomento di conversazione nei bar e nei luoghi in cui ci si ritrova. Un gioco a cui tutti ben volentieri si sottopongono, anche in caso di pettegolezzo piccante (volenti o nolenti mi è parso di capire in verità!).

Una tradizione che viene però dal passato quando le donne che si recavano ad una fontana precisa del paese per lavare i panni, fontana chiamata la carampana ossia la pettegola, ne approfittavano per sparlare di questa o di quello: la fontana è ancora visibile, anche se non funzionante perchè avrebbe bisogno di una ristrutturazione, al centro di una minuscola piazzetta circondata da un piccolo bar e da alcuni microscopici negozi.

Finita la visita guidata davanti alla chiesa di San Nicola, chiesa ortodossa che mi ha molto colpita negli interni, siamo stati lasciati liberi di girare all’interno della città: abbiamo deciso di salire verso il Castello di San Giovanni che sovrasta la città ma che si trova molto in alto, sulla montagna che impera su Cattaro. Purtroppo il tempo a disposizione è stato tiranno per cui si è deciso di arrivare solo fino alla prima stazione di fermata, San Rocco, da cui si può godere di un bel panorama dall’alto della città.

Per raggiungerlo bisogna salire lungo una strada talmente ripida e con pietroni lisci che alla fine abbiamo rinunciato. A parte la fatica fisica, quello che mi ha preoccupato di più è stata l’idea di fare il percorso all’indietro: già a salire e a raggiungere il punto in cui si paga (una cifra minima, due euro), avevo le gambe distrutte e le caviglie in fiamme per cui il piccolo gruppettino si è diviso e io ho preferito ritornare lentamente alla porta d’ingresso non prima di aver fatto un piccolo giro nelle viuzze interne ricche di piccole botteghe.

Il giro è terminato dunque con il rientro in porto dove abbiamo approfittato per collegarci via wi-fi per mandare a casa immagini e piccoli video della visita.

E’ stato altrettanto spettacolare assistere all’uscita dalle Bocche di Cattaro, con un panoramo stupendo che ci passava affianco, fatto di foreste e di piccoli borghi sul mare, ville magnifiche sul mare e piccolissimi porticcioli turistici. Un mare calmissimo e il sole che si rifletteva sull’acqua, hanno chiuso questa magnifica giornata in una delle più belle tappe che abbia mai visitato in una crociera.

CURIOSITA’: Cattaro è anche soprannominata la città dei gatti, che qui scorrazzano liberamente e vengono coccolati da turisti e residenti. Noi ne abbiamo incontrati due veramente buffi, che si mettevano letteralmente in posa, bastava semplicemente attirare la loro attenzione. Nessuna paura anzi, approfittavano di una carezza in più 🙂

 


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25/11/2015 ore 12.00
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Daniela Pisano
Daniela Pisano

Blogger e cruise addict, viaggiare è sempre stato il mio chiodo fisso, insieme alla passione innata per l’archeologia e l’Egitto, per il mare e per i paesi orientali. Amo fotografare i particolari più strani, le cosiddette prospettive insolite

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