Love Boat Style? La mia prima crociera

Immagino che tutti, appassionati o meno di crociere, abbiate avuto modo di vedere un episodio di Love Boat, famosa serie televisiva USA che ha sicuramente contribuito a decretare il successo di questo stile di vacanza.

Love Boat Style? La mia prima crociera

Love Boat Style? La mia prima crociera

Io ero un’appassionata fan della serie, e grazie a questo telefilm mi ero fatta un’opinione del tutto personale e opinabile su questo modello di viaggio. Le crociere mi sembravano destinate a persone di una certa etá, oppure a sposini in viaggio di nozze e mi davano l’idea di un clichè abbastanza ripetitivo.

Una cosa però in fondo mi rimaneva dopo aver guardato una puntata, la sensazione di poter partire con un fardello di problemi e pensieri e sbarcare in qualche modo alleggeriti.

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Dopo aver viaggiato in largo e in lungo per tutto il mondo con vari mezzi, è arrivato un anno in cui i problemi e i pensieri che mi frullavano in testa richiedevano un viaggio stile Love Boat.

La mia prima crociera è stata una transatlantica diretta in Brasile, scelta folle come primo impatto, ma io ho un carattere decisamente estremista e se devo provare una cosa la devo vivere intensamente.

Love Boat Style? La mia prima crociera

Mi sono imbarcata a Genova in un giorno di novembre di parecchi anni fa, la nave era la Msc Rhapsody, una nave piccola e non stabile come le moderne mega navi.

Non esistevano cabine con balcone e per fortuna il nostro agente di viaggio ci aveva consigliato una cabina posizionata in centro nave. Alla partenza pioveva a dirotto, il mare era nero e molto mosso e la nave ballava anche se non aveva ancora levato l’ancora.

A bordo circa 700 passeggeri, di cui una decina di italiani, il resto suddivisi tra tedeschi, inglesi e francesi. Etá media alquanto elevata, ma a me non importava io ero alla ricerca dell’effetto Love Boat.

Love Boat Style? La mia prima crociera

Il primo impatto con il ristorante e con quelli che dovevano essere i nostri compagni di tavolo per 21 giorni è stato alquanto scioccante.

Ci siamo ritrovati in quattro, noi due e una coppia di signori attempati. Il signore, che avremmo poi scoperto essere un generale dei paracadusti in pensione, era affabile da subito e ha cercato di farci sentire a nostro agio, mentre la moglie era una specie di statua di cera che non ha aperto bocca per tutta la sera.

Meditavamo giá di farci cambiare di tavolo, ma abbiamo deciso, anche perchè ancora non sapevamo bene come funzionavano le cose, di dare loro una seconda possibilitá. La sera successiva è avvenuta la trasformazione miracolosa, la maschera di cera si è sciolta e la signora è risultata una persona molto piacevole e simpatica, peccato che la prima sera si fosse imbottita di pastiglie per il mal di mare per paura di patire e quindi fosse praticamente addormentata.

I primi giorni sono stati alquanto movimentati, ma non tanto per le attività di bordo, praticamente ferme, quanto per le condizioni del mare che è rimasto molto mosso fino all’arrivo in Spagna.

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Abbiamo trascorso due giorni a risistemare le cose nei cassetti in cabina, dato che la nave ballava talmente che i cassetti si aprivano e si svuotavano. Giravamo in nave tenendoci al corrimano e se si doveva attraversare un corridoio bisognava prestare la massima attenzione. Il ristorante era semideserto ad ogni ora e i camerieri erano più indaffarati a raccogliere le cose da terra che a servire.

La linea dell’orizzonte era perennemente inclinata, come se viaggiassimo con un’angolazione di almeno 45 gradi.

La seconda sera avevano pensato bene di organizzare uno spettacolo di giocolieri, pessima idea con il mare mosso e se all’epoca ci fosse già stata Paperissima le riprese fatte avrebbero sicuramente vinto il primo premio.

Il terzo giorno il mare di colpo si è calmato e la vita a bordo si è animata ed è iniziata la mia puntata di Love Boat.

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L’atmosfera di bordo, nonostante la nave fosse piccola e non certo attrezzata come le odierne navi, era all’insegna del lusso e dell’eleganza.

Alla sera i signori erano sempre in giacca e cravatta e le donne in abito elegante e per le serate di gala era d’obbligo l’abito da sera lungo. Al tavolo il cameriere italiano esaudiva ogni nostra richiesta e se nel menù non trovavamo un piatto di nostro gradimento lo faceva preparare appositamente dallo chef.

Ogni sera a mezzanotte un gran buffet ricco di sorprese e prelibatezze.

Love Boat Style? La mia prima crociera

Il nostro cameriere, un certo Ciro, oltre ad essere un maestro nel suo lavoro era anche una specie di gazzettino della nave, conosceva infatti tutti i pettegolezzi e soprattutto era ben felice di condividerli.

Grazie a lui abbiamo saputo che la signora argentina che sedeva sempre in disparte sul ponte, pranzava da sola e indossava perennemente gli occhiali da sole, era reduce da un intervento di chirurgia plastica e sarebbe rimasta a bordo per oltre un mese in modo da terminare la convalescenza.

I due sposini tedeschi in viaggio di nozze che sedevano al tavolo vicino, avevano già litigato dopo la prima notte e richiesto senza ottenerle cabine separate, ma tutti speravano che le cose si risolvessero e cercavano di coccolarli il più possibile.

Dopo meno di una settimana ci conoscevamo praticamente tutti e prima della fine del viaggio avremmo avuto modo di scoprire i risvolti del carattere e le storie personali di tanti dei nostri compagni, proprio come avveniva in una classica puntata di Love Boat.

Love Boat Style? La mia prima crociera

C’erano i due signori francesi, marito e moglie, che io chiamavo Fred e Ginger, perché sia come corporatura che come look mi ricordavano i famosi ballerini. Erano sempre vestiti in pandan, ricordo il giorno dell’imbarco entrambi con una mise alla marinara, a righe bianche e blue e stesso stile nei giorni seguenti, sia di giorno che di sera.

Erano due provetti ballerini e noi ci incantavamo a guardarli volteggiare sulla pista da ballo. Insomma sembravano due persone spensierate e senza problemi, finché un giorno durante un tour mi è capitato di parlare con la signora che mi mi ha raccontato la sua triste storia, avevano perso la loro unica figlia, fulminata da una scossa elettrica e da allora cercavano di dimenticare e le crociere servivano a distrarli, ma niente poteva togliere loro quel masso dal cuore.

Tra i nostri italiani c’erano due signori, sempre elegantissimi, che dopo qualche giorno e qualche soffiata da parte di Ciro, abbiamo scoperto essere alla ricerca di una ricca ereditiera da cui spillare soldi. Il cameriere infatti ci ha informati che non era la prima volta che erano a bordo e sempre con lo stesso scopo, evidentemente ancora nessun pesciolino aveva abboccato.

Love Boat Style? La mia prima crociera

Poi c’era lui, il bell’Antonio, napoletano DOC, simpaticissimo signore di una certa età, sempre vestito in modo abbastanza sgargiante, giacche rosse o rosa o di altri tenui colori.

Era il sogno proibito di due signore francesi che a quanto pare se lo contendevano già da due crociere e lui ancora non aveva deciso, o meglio si divertiva a filtrare con entrambe e chissà per quante altre crociere le avrebbe lasciate in sospeso.

Intanto le due gentili signore, a detta dei camerieri del piano, spesso litigavano ed erano quasi arrivate alle mani.

Love Boat Style? La mia prima crociera

Le giornate trascorrevano cullandoci, offrendo mille possibilità di svago, oltre alle solite classiche, alcune anche particolari.

Si spaziava infatti dalla lezione di aerobica, alla quale partecipava anche una signora americana novantenne, vestita di tutto punto con tutina, calzamaglia e scaldamuscoli, che ballava e si contorceva guardata con preoccupazione dall’istruttore il quale ci aveva confessato di avere il terrore che potesse succederle qualcosa durante una lezione.

Non mancavano anche i corsi particolari, come il flamenco o la capoeira o le lezioni di brasiliano e naturalmente i quiz durante i quali era guerra accanita tra squadre di nazionalità diversa.

Love Boat Style? La mia prima crociera

Finita la traversata è iniziato il tour in Brasile fino a Rio de janeiro, sempre in gruppo, all’epoca non pensavamo ancora di poterci organizzare per nostro conto e poi ahimè è arrivato il giorno dello sbarco.

Avete presente la fine di una puntata di Love Boat? E’ stato proprio così, l’equipaggio che ci salutava per nome e noi che salutavamo loro e i nostri compagni di viaggio in varie lingue con la nostalgia di chi si stacca da un amico.

Love Boat Style? La mia prima crociera

Siamo sbarcati con la sensazione di lasciare un posto nel quale ci eravamo sentiti al sicuro e protetti e che ci aveva viziato e coccolati e in qualche modo ci aveva alleggerito il fardello di pensieri.

Certo non era stata magia e i problemi non si possono cancellare, ma vi posso assicurare che una cosa mi è rimasta di questo effetto “Love Boat”, ogni volta che risalgo su una nave, sia che il mare sia calmo o in burrasca, mi sento su un’isola felice e riesco almeno per un po’ a isolarmi dal resto del mondo.

Image credits: Msc cruises, ABC television, Cinzia Marchisio

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05/11/2015 ore 15:20
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Cinzia Francesca Marchisio
Cinzia Francesca Marchisio

Cruise addict convinta, con la bellezza di 430 giorni di crociera alle spalle, in passato ha collaborato per otto anni con il portale di ItalianSubs, utente molto attiva in Cruise Critic, è inoltre admin di Croceristi per la vita

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