ItinERA Sardegna: itinerari ecosostenibili per crocieristi

Itinerari ecosostenibili per crocieristi

Mettete insieme una due giorni in tour per la Sardegna a dicembre, nel periodo meno caldo dell’anno, alla scoperta del territorio, della cultura e dell’enogastronomia isolana: unite un gruppo di giornalisti e blogger delle maggiori testate nazionali ed internazionali specializzate nei settori travel, cruise, Food & Wine ed otterrete un evento unico, organizzato dall’Assessorato Regionale del Turismo, Artigianato e Commercio, in collaborazione con l’Autorità Portuale della Sardegna, nell’ambito del Programma di Cooperazione Marittimo IT-FR Interreg ItinERA.

Un’esperienza ricca di dettagli, volta a promuove lo sviluppo di itinerari ecoturistici con un focus particolare sul turismo crocieristico dedicato al settore lusso.

Statua del Pugilatore, Giganti di Monte Prama

Perché Sardegna non è solo spiagge e mare ma un vero tesoro di scoperte continue. David Herbert Lawrence diceva di lei ‘Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo‘ ed io, che in questa magnifica terra ci sono nata e sono cresciuta, non posso che confermarlo.

Niente è come il profumo della macchia mediterranea portato dal vento di maestrale che spesso ne sferza le coste; niente assomiglia alla pace dei sensi che ti assale appena metti a riposo la mente in riva a quel mare che assomiglia a pochi luoghi nel mondo; niente ho finora visitato che possa somigliare a quel mix di modernità e tradizione che ho legato all’anima, una sorta di imprint naturale, quasi una sindrome di wanderlust al contrario, la necessità di tornare sempre nei luoghi dell’infanzia, fatti di profumi, sentori, vento nei capelli e ‘magia’ inspiegabile, una forza invisibile che ti fa sentire finalmente a casa.

E cosa c’è di meglio che regalare anche ai turisti itinerari qualificati ed esperenziali a terra che valorizzino, tra l’altro in chiave ecosostenibile, le piccole e medie imprese locali?

Le parole chiave di queste esperienze sono tre:

  • unicità della proposta;
  • autenticità;
  • esperenzialità.

Perché toccare con mano, immergersi nella cultura e nelle tradizioni, ti permette di portare a casa ricordi ancora più vividi e con la certezza di aver assorbito, perlomeno in piccola parte, quei secoli di tradizioni che la mia terra è ancora in grado di tramandare di padre in figlio.

Parola d’ordine esperenzialità

Questo progetto, che comprende itinerari di cinque regioni europee (Sardegna, Toscana e Liguria per l’Italia, Corsica e Var per la Francia), permette la costruzione di una destinazione multiprodotto e multitarget, come ha specificato l’Assessore Barbara Argiolas.

Certamente numeri di nicchia per quanto riguarda il target lusso ma decisamente interessanti sotto il profilo economico. Chi cerca esperienze di viaggio differenti anche nell’ambito crocieristico e punta ad escursioni che comprendano in un unico colpo ambiente, identità, tradizioni antiche, qualità della vita e buon cibo, non può che essere attratto da questi specifici itinerari, appositamente creati e realizzati da esperti.

Noi abbiamo vissuto esperienze ed emozioni, tante emozioni, concentrate in tre giorni ma i crocieristi saranno in grado di scegliere l’esperienza a loro più congeniale, tenendo in considerazione anche le piccolezze, come ad esempio i trasferimenti. Non si parla di grandi bus turistici ma di van da massimo 8 posti, poiché ogni tour sia vissuto nel migliore dei modi. Non si percorrono strade veloci ma possibilmente e compatibilmente con le scelte fatte ed il tempo a disposizione a terra, strade panoramiche, in grado di poter regalare vedute uniche della natura in tutto il suo splendore.

Sito archeologico di Tharros

Il tutto pensando anche alla possibilità di un’overnight in uno dei tanti porti della Sardegna: dal più conosciuto approdo nel capoluogo Cagliari, sino ad Oristano, da Porto Torres ad Arbatax, ad Olbia, come sottolinea l’avvocato Valeria Mangiarotti, Marketing Manager AdSP del Mare di Sardegna e Membro del Board di Medcruise.

Tra le tante proposte decisamente interessanti, una riguarda un’escursione denominata Ogliastra Blue Zone, alla scoperta della dieta dei Centenari. Perché tante aree della Sardegna sono diventate oggetto di studio internazionale proprio per la qualità della vita che permette ad un ampio numero di persone di superare i cento anni in buona salute e con lo sguardo sempre acceso di curiosità e di voglia di fare. Vi consiglio questa intervista di Maria Grazia Marilotti per Ansa Sardegna a Tzia Maria, che a cento anni spiccia ancora bottega, e capirete in un batter d’occhio ciò che intendo.

Maschera tradizionale del Carnevale

Questa proposta di itinerari esclusivi è soprattutto rivolta allo sviluppo di nuovo modo di vivere l’esperienza turistica in Sardegna, coinvolgendo l’intero territorio regionale, comprensivo dell’interno, ancora così ricco di fascino e legato a doppio filo ad antiche tradizioni:

  • Cabras e le sue antiche rovine e la magia dei Giganti;

il bellissimo borgo di Santu Lussurgiu;

  • Oristano, la città legata a doppio filo ad Eleonora d’Arborea, grande giudichessa che aggiornò la Carta de Logu, raccolta di leggi scritte intorno al 1390 in sardo volgare – perché tutti potessero comprenderla – che rimase in vigore sino all’Ottocento, vera tappa di rilievo verso l’attuazione di uno stato di diritto, in cui sono presenti e disciplinati, argomenti decisamente moderni, come ad esempio la posizione della donna, l’usura, la difesa del territorio.

Ma Oristano è anche il fascino dell’antica giostra equestre de Sa Sartiglia, la corsa alla stella che si corre l’ultima domenica e il martedì di carnevale, che riporta alla mente antichi tornei cavallereschi militari.

  • La vivace città di Nuoro, che permette una full immersion culturale nei suoi bellissimi musei e caffè letterari;
  • la bellezza di Mamoiada e Baunei, un’immersione nel Supramonte e nei suoi spettacolari panorami che volgono sino al mare e alle sue cale più conosciute nel mondo.

Proposte alternative in realtà poco conosciute ma che siano coinvolgenti, soprattutto per cogliere le potenzialità di un settore come il luxury cruise, alla ricerca di un prodotto vissuto meno di corsa e più particolare.

Vediamo nei particolari come ho vissuto questa meravigliosa tre giorni.

Esperenzialità è anche degustazione

Primo giorno: Villa Fanny e presentazione del progetto.

La prima giornata di presentazione si è svolta nella bellissima cornice di Villa Fanny, antico convento convertito in boutique hotel al centro di Cagliari, custode di una ricca storia familiare: l’eleganza degli esterni in stile liberty, magistralmente restaurate, si lega armoniosamente con gli interni dal tocco contemporaneo, visibili nelle sale comuni e all’interno delle sue 18 meravigliose stanze e delle due suite su più livelli. Una location romantica e di grande charme.

La mia stanza è ospitata nel sottotetto ed è molto affascinante: mi ricorda un ambiente familiare caldo ed accogliente e le dimensioni sono più che generose. Accoglienza sottolineata non solo dalla professionalità e disponibilità dei ragazzi alla Reception ma anche dal piccolo pensiero trovato sul tavolo da toeletta, una confezione speciale da un chilo di pasta prodotta dal noto pastificio di famiglia.

La cena di gala è stata preceduta da una presentazione generale di ciò che sarebbe stata quest’esperienza, alla presenza delle autorità locali e con una nostra veloce presentazione, in modo che ciascuno di noi sapesse chi fossero i propri compagni di viaggio.

Prima di cena l’aperitivo ci viene offerto dall’Autorità Portuale nei locali della Rinascente di Cagliari da dove si gode una magnifica vista notturna ed illuminata dalle luminarie di Natale sul porto di Cagliari. Peccato non avere proprio in questo giorno nessuna nave da crociera in porto ma lo spettacolo del traghetto che lascia il porto è altrettanto affascinante.

Vista sul porto di Cagliari

La cena di gala servita a Villa Fanny, la prima di una serie di deschi riccamente preparati, è stata allietata non solo da sei portate costruite su prodotti locali tipici, variamente rivisitati, ma anche da ottimi vini ad accompagnarli: questa prima sera è la volta della cantina Mulleri.

Durante la cena vengono serviti vini bianchi e rossi, alcuni coltivati nei vigneti a piede franco sull’isola di Sant’Antioco: dalla terra sarda che produce uve Carignano e Vermentino, si lavorano sapientemente vini con tradizione e passione, elemento di collegamento tra vino territorio, cultura e tradizioni, filo conduttore del progetto di questa cantina che regala ai suoi vini nomi che sono un evidente omaggio al premio Nobel per la letteratura Grazia Deledda e alle sue opere, come ad esempio Cenere e Chiaroscuro.

“No, neppure il vino poteva lenire il dolore di quei ricordi. Tuttavia egli prese il bicchiere e bevette piangendo. Sì, tutto era cenere: la vita, la morte, l’uomo; il destino stesso che la produceva. Egli ricordò che fra la cenere cova spesso la scintilla, seme della fiamma luminosa e purificatrice, e sperò, e amò ancora la vita.” – Grazia Deledda, Cenere, 1904

La cena è inoltre allietata dal suono dolce e allo stesso tempo arcaico delle launeddas, affascinante strumento musicale a fiato policalamo (costruito cioè con diverse canne) ad ancia battente, sapientemente suonate con la tecnica della respirazione circolare dal giovane maestro Graziano Montisci.

Secondo giorno: Cabras, Santu Lussurgiu ed Oristano

È durante il secondo giorno che si entra a piede teso in questa tre giorni dedicata agli itinerari ecosostenibili rivolti al pubblico del turismo crocieristico luxury.

Dopo una ricca colazione, si procede al trasferimento verso il sito archeologico di Tharros: nonostante la giornata grigia e il vento gelido che arriva dal mare, l’antico insediamento che sorge all’estremità della penisola del Sinis, nel golfo di Oristano, regala una vista magnifica.

È stato strano fermarsi un attimo e quasi calarsi nei panni di una donna dell’VIII secolo a.C. , quando l’abitato venne fondato dai fenici, pur essendo un’area già frequentata in età nuragica: certamente lo spettacolo del paesaggio che lo circonda, specie in una giornata così grigia, porta lontano la fantasia.

Questa sorta di anfiteatro naturale è delimitato:

  • a Nord dalla collina di Su Murru Mannu (in sardo “grande muso”), dove è visibile ancora oggi un importante villaggio protostorico;
  • a Ovest da quella della torre di San Giovanni, dove si notano i resti di un monumento nuragico alla base della torre spagnola;
  • a Sud dall’istmo che collega quest’ultima al promontorio di Capo SanMarco.

Tharros venne abbandonata attorno all’anno 1050 d.C. per dare origine ad Aristiane, l’attuale Oristano: una guida preparatissima sarà in grado di mettere in luce tutti i punti di forza del sito e raccontarlo in ogni sfumatura.

La visita non può esimere dal passaggio al Museo di Cabras, per ammirare, tra l’altro, le statue dei Giganti di Monte Prama, unici esempi di statuaria in pietra del periodo nuragico (900-700 a.C.) ritrovati fino ad ora nell’isola, i più antichi esempi del Mare Nostrum. Si tratta di statue antropomorfe maschili tra cui spicca il Pugilatore, con guanto armato e scudo protettivo tenuto sopra la testa.

Veri e propri enigmi storici che potrebbero riscrivere la storia del Mediterraneo, furono scoperti in maniera fortuita (durante normali lavori di aratura) nel 1974, a pochi centimetri di profondità nel terreno: oggi alcuni frammenti delle statue vengono esposti anche nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

Conosciuti come i giganti a causa della loro fattezza, mostrano grandi teste, con enormi centri concentrici al posto degli occhi ed un solco sottile al posto delle labbra. Una volta ricostruiti, pensate che si sono trovati più di cinquemila pezzi e che le statue restaurate ne rappresentano sono solo una piccola parte, sono alti tra i due metri e i due metri e mezzo.

Lasciati i fasti quasi sconosciuti ai più dei reperti archeologici, ci lasciamo trasportare nei profumi e nei colori dei vini della Cantina Orro: ubicata a Tramatza, un piccolo borgo vicino ad Oristano, l’azienda si sviluppa su 20 ettari di superficie dove si coltivano vite, olivo e ortaggi.

Tutto il lavoro segue alcuni principi, come la difesa della biodiversità e di un’agricoltura sostenibile, la ricerca per l’innovazione pur mantenendosi ancorati al sapere tradizionale: ad esempio coltivando unicamente varietà locali autoctone, come i vitigni Vernaccia di Oristano e Nieddera.

Oltre a scoprirne la storia si degustano alcuni vini, accompagnati da stuzzichini.

Il pranzo è invece ospitato nel bellissimo borgo di Santu Lussurgiu, all’Antica Dimora del Gruccione, albergo diffuso, dove il desco è stato allietato dal coro canto a cuncordu del paese, vera istituzione che ha portato questo canto antichissimo in giro per il globo. Il canto a cuncordu è normalmente affidato a quattro voci maschili, ognuna delle quali viene eseguita da un solo cantore, molto spesso per tradizione membro di una confraternita laicale. 

Il menù è stato studiato ed eseguito ad arte dallo Chef Sara Congiu, premiata tra i ‘best 100‘ agli Chef Awards, gli Oscar della ristorazione italiana.

Il tempo è sempre tiranno durante i famtrip per cui, terminato il pranzo, si sale di nuovo nel van per il trasferimento ad Oristano dove la pioggia battente ha impedito la visita a piedi del bel centro città.

La giornata termina con una cena al Ristorante Somu dello Chef Salvatore Camedda, ospitato nei locali dell’Hotel Duomo in cui alcuni di noi alloggiano per la notte. Lo Chef ci regala un viaggio tra tradizione e contaminazione, con una mia nota particolare al riso verde, una vera squisitezza.

Terzo giorno: Nuoro e l’Ogliastra della Blue Zone, Mamoiada e Baunei

Il terzo giorno di questi itinerari ecosostenibili, rivolti al pubblico del turismo crocieristico del settore lusso, comincia con un trasferimento nella vivace città di Nuoro, dove iniziamo al meglio la giornata gustandoci un caffè al Caffè Tettamanzi conosciuto anche come Bar Majore, un locale storico della città fondato nel 1875 e riconosciuto nel 2017 come bene di interesse culturale storico artistico.

Nelle sue sale con soffitto impreziosito da stucchi originali e con alcuni specchi d’epoca alle pareti, si intratteneva quotidianamente – intorno al 1900 – Sebastiano Satta, insieme ad altri intellettuali dell’Atene Sarda. Anche il Premio Nobel per la letteratura Grazia Deledda ebbe modo di descriverlo in Cosima:

“…lungo la Via Majore c’è il caffè con le porte vetrate e, dentro, gli specchi e i divani, altra meraviglia di Cosima”.

Il ricco programma del giorno prevede una visita al Museo del Costume, con una guida straordinaria, Franca Rosa Contu, responsabile del settore museo dell’Isre, che con grande passione e conoscenza profonda delle nostre tradizioni, ci svela i segreti delle varie sale visitate.

Ad attirare in modo particolare la mia attenzione sono state le sale dedicate ai tessuti e quelle dedicate ai costumi e ai gioielli, strettamente legati.

La mattinata termina al Montiblu Concept, un luogo che definirei quasi magico: disposto in più piani, svela al terzo il cuore della nostra visita, il ristorante, dove i titolari Egidia e Battistino ci preparano ad un workshop gradito da tutti e con un omaggio che conservo con cura, un mattarello e un grembiule che ci serviranno di lì a poco: d’altronde mettere le mani in pasta e preparare le buonissime seadas che poi mangeremo non può che essere appagante!

È stato un momento di condivisione davvero interessante, tra impasti, forme che non riuscivano, tentativi terminati in grasse risate e tanti selfie di aspiranti cuochi pasticcioni: non c’è che dire, l’esperenzialità ancora una volta vince su tutto e se pensiamo che questo è parte di un itinerario che un futuro crocierista del settore lusso potrà sperimentare, possiamo affermare con certezza che il risultato positivo è sempre garantito!

Ma il clou dell’ora di pranzo non è stato ciò che ci è stato sapientemente servito a tavola ma la dimostrazione de Su Filindeu, una tipologia di pasta la cui preparazione ormai è riservata solo a 6 persone nel territorio, data la difficoltà nella preparazione.

Dimostratrice d’eccezione è stata Paola Abraini, eccezionale e paziente nel mostrarci come questa pasta meravigliosa nasca da gesti che a noi paiono semplicissimi ma che sono invece un intrico di fili, ottenuti ‘stirando‘ manualmente la pasta in un totale di 8 volte, che permettono alla fine di questo processo di ottenere ben 256 fili sottilissimi, stesi poi ad essiccare a formare una sorta di trama trasparente sopra una tavola tonda di legno.

Tappa successiva è a Mamoiada, dove ci trasferiamo col van: ci attende la Cantina Sedilesu e il racconto di una famiglia che da trent’anni dedica la sua vita al vino e alle vigne nel paese dei Mamuthones. L’Azienda Giuseppe Sedilesu ha nell’agro di Mamoiada 15 ettari di vigneto a Cannonau, allevato ad alberello, e piccole superfici di uve bianche chiamate in loco Granazza, da cui si ricava un vino profumato e particolare, tutto da scoprire.

La cantina appare moderna ed è stata costruita seguendo un progetto adattato nei minimi particolari alla filosofia produttiva della famiglia Sedilesu: si sono utilizzati materiali certificati come edilizia biologica e cioè cemento cellulare, pietra, legno, con in dotazione persino un impianto foto-voltaico calcolato per produrre nel rispetto dell’ambiente tutta l’energia necessaria all’attività.

Nonostante avessimo terminato il pranzo da nemmeno 40 minuti, ci siamo ritrovati a degustare i vini bianchi e rossi della cantina, accompagnati da una selezione di salumi, formaggi, miele e persino confetture, tutti prodotti locali a chilometro zero, assolutamente da non perdere, anche se il nostro stomaco ormai aveva decretato lo stop dopo l’abbondante desco!

Nel frattempo è scesa un’incredibile nebbia, più tipica della Val Padana che delle nostre zone interne, in cui la visibilità è stata per parecchi chilometri ridotta i minimi termini, ci si sposta col van sino all’ultima tappa di questo incredibile viaggio nel cuore della mia terra, e cioè Baunei, un borgo caratteristico con l’ospitalità come vocazione.

In Ogliastra natura, storia, aria pulita, tradizione alimentare e agropastorale conservano ancora un sapore autentico e un patrimonio genetico unico: è questa infatti la terra dei Centenari, oggetto di studi internazionali.

Botteghe artigiane, raggiunte grazie al Trenino del Supramonte, mostrano a noi visitatori mestieri dal sapore antico, maestria nel miscelare tradizione ed innovazione: rimango estasiata in particolar modo dalla bottega Sa Brocca in cui si lavora la ceramica ma anche l’arte del telaio nel laboratorio Tramas e l’arte orafa di Sa Naccara, hanno il loro fascino legato al tempo e alle tradizioni, seppure contaminate dalla modernità.

E in cima al Supramonte di Baunei, il complesso montuoso di altopiani carbonatici, rilievi di dolomie e calcari mesozoici che occupano la parte centro-orientale della Sardegna e si estendono per circa 148 km², si apre un panorama stupendo: noi arriviamo la notte e dunque curve e vallate a precipizio ci vengono nascoste dall’oscurità, ma alle luci del mattino lo sguardo si perde e si estende sino al mare.

La costa all’orizzonte è famosa, sebbene il suo accesso sia alquanto difficoltoso: qui si trovano vere e proprie perle del territorio, ossia le spiagge e le cale incastonate lungo le falesie come Cala GoloritzéCala Mariolu, tra le altre.

Sull’altopiano del Golgo, nel Supramonte di Baunei, si apre S’Isterru, una voragine di origine carsica profonda 275 metri, tra gli inghiottitoi a campata unica più profondi d’Europa. È proprio su questo altipiano che troviamo il caratteristico ristorante Il Golgo, dove ritrovo la vera essenza del mangiare tradizionale.

Già il suo ingresso, con il tradizionale pinnetu, tipico riparo dei pastori della Sardegna centrale, è un chiaro omaggio al mondo agropastorale sardo, soprattutto delle zone interne.

Anche in questo ristorante ci attende un workshop interessante, che ci farà mettere le mani in pasta: esperenzialità, ricordate? In questo caso si impara a fare i culurgiones ogliastrini, i famosi ravioli ‘cicciotti‘ con chiusura a spiga, un’operazione tutt’altro che scontata e che finalmente son riuscita a mettere in pratica, grazie alla pazienza delle signore che di questa antica arte ne conoscono ogni singola particella!

I ricercatori della Blue Zone che studiano da svariati anni i centenari di queste zone, ci svelano alcuni interessanti dettagli dei loro studi, come ad esempio quelli legati specificatamente alla loro dieta. Il tutto mentre davanti a noi vengono serviti immensi piatti di specialità tipiche, di salumi appena affettati, di verdure presentate in ogni modo, di culurgiones, carni e dolcetti, innaffiati da vini d’eccellenza, che davvero chiudono in maniera stupenda questa tre giorni dedicata ad un territorio poco conosciuto ma che realmente può regalare ricordi indimenticabili.

Blogger e giornalisti insieme i ricercatori della Blue Zone

Durante la cena il rapporto tra noi blogger e giornalisti diventa sempre più stretto e devo ammettere che uno dei regali più belli di questa esperienza è stato proprio conoscere persone così straordinarie, generose, di cuore, appassionate al proprio lavoro: abbiamo ascoltato racconti ed avventure affascinanti, abbiamo riso tantissimo e, in alcuni momenti, ci siamo lasciati andare a confidenze personali.

Cosa desiderare di più?

La mattina, dopo una breve passeggiata a livello personale nel piccolo bordo, di fronte ad un panorama mozzafiato, illuminato da una luce che ha reso ancora più magica questa esperienza, lasciamo il Bia Maore che ci ha ospitato per la notte e risaliamo nei van che ci riporteranno a casa.

Un ringraziamento va all’organizzazione e a tutti gli amministratori, ai gestori delle strutture che ci hanno ospitato con tanta cortesia, al nostro driver Gabriele Sanna di Sulcis Autoservizi e a tutti coloro hanno saputo rendere questa esperienza così interessante: in particolar modo tengo a ringraziare Alessandra Guigoni (antropologa, blogger, formatrice, autrice del saggio “La lingua dei Santi” edito da Aracne) e Anna Mussetti, siete state fantastiche!

Ogni nuova esperienza inizia sempre così: io, il mio cellulare, un blocchetto di appunti, la macchina fotografica e tante persone che non conosco attorno e finisce sempre con la nostalgia nel cuore, il ricordo dei momenti buffi vissuti insieme corredati di foto poco istituzionali ma sincere, delle risate, dei racconti di ognuno di noi, dei consigli.

Ma con un appuntamento già segnato in agenda per un caffè collettivo, perché i legami vanno coltivati e sinceramente ho davvero una voglia immensa di riabbracciare tante persone che in questa avventura sono state un faro e un punto di riferimento.

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29/12/2018 ore 21.40 – “Post protetto da Licenza Creative Commons International CC BY-ND 4.0″

Daniela Pisano
Daniela Pisano

Blogger e cruise addict, viaggiare è sempre stato il mio chiodo fisso, insieme alla passione innata per l’archeologia e l’Egitto, per il mare e per i paesi orientali. Amo fotografare i particolari più strani, le cosiddette prospettive insolite. Sono sarda e son dello Scorpione, amo la mia terra perché mi ha insegnato a capire il mare in tutte le sue sfumature!

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