Saigon: un ponte tra oriente e occidente

Chan Mai in Vietnam è stato uno degli scali della crociera in Asia che ho fatto a bordo di Celebrity Millennium.

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

In questo porto avevamo organizzato e prenotato via internet, con altri crocieristi di cruise critic, un tour a Saigon, o Ho Chi Minh City suo attuale nome.

Questa città era da tempo nella mia wish list, per un motivo alquanto curioso: parecchi anni fa avevo partecipato a un quiz televisivo presentato da Gerry Scotti nel corso del quale avevo vinto un viaggio in Tunisia.

E dove sta la connessione? Semplice, la domanda che mi aveva assegnato la vittoria finale riguardava proprio la città di Saigon e quindi una visita in questa lontana e affascinante meta era più che dovuta.

La nave ha attraccato in porto all’alba e noi con il nostro gruppo di americani, per un totale di 10 persone, siamo immediatamente scesi a terra.

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

Sulla banchina ad aspettarci c’era la nostra guida il signor Dung Zoom che ci ha scortati fino a un pulmino dotato di tutti i comfort sul quale siamo partiti alla volta di Saigon.

Durante il percorso, che è durato circa un’ora e mezza, abbiamo avuto modo di osservare scene di vita quotidiana. Immense risaie dove si scorgevano contadini con il tipico copricapo di paglia, intenti al lavoro nelle risaie.

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

Giunti alla periferia della città il contesto è immediatamente cambiato e siamo stati catapultati in un traffico al limite della congestione.

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

La cosa che mi ha colpito di più é la marea di motorini che circolavano. Immaginatevi un alveare con tutte le api che ronzano intorno, ebbene Saigon è così, i motorini ronzano ovunque a frotte, i semafori sono un optional e le auto in proporzione sono davvero poche.

 

La cosa sorprendente è vedere le persone a bordo di questi mezzi a due ruote. Spesso ci sono coppie con bambini, tutti con la mascherina per proteggersi dallo smog.

Da notare che non sono le mascherine bianche e anonime che solitamente siamo abituati a vedere, bensì tutte colorate e molto fashion. Si spaziava dalle mascherine con Hello Kitty a quelle in stile Ninja o a modelli più classici e femminili con disegni a fiori.

Le regole del traffico sono inoltre molto differenti dalle nostre e questi motorini hanno una specie di corsia differenziata, salvo poi mescolarsi come un fiume in piena con il resto del traffico.

 

Altra cosa particolare è che sui motorini caricano di tutto, da pacchi a mobili a lavatrici e così via, non avevo mai immaginato che su un simile mezzo si potesse trasportare così tanta roba.

Il Vietnam è un paese comunista e a ricordarlo a Saigon sono le molte bandiere con falce e martello che si incontrano per strada.

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Prima tappa del nostro tour l’Hotel Rex, un albergo famoso in relazione a fatti abbastanza tristi.
Era infatti l’albergo dove per venti anni, tanto è durato il conflitto con gli USA, i reporter di tutto il mondo trasmettevano in diretta le notizie del giorno.

Essere sul terrazzo panoramico all’ultimo piano di quell’hotel è come rivivere parte di una storia non molto lontana, sembra quasi di rivedere i reporter che ogni sera annunciavano al mondo quante vittime e quali cruenti fatti di guerra erano successi quel giorno.

 

 

Poi però guardi in basso e vedi che per fortuna la vita scorre normalmente e che quelli sono solo ricordi del passato, che però vanno coltivati per non dimenticare.

Saigon, io preferisco chiamarla così, resta e deve restare il simbolo di una civiltà oppressa dal mondo occidentale a cui ha saputo ribellarsi con forza e sulla scia dei ricordi, dei film visti e di quanto letto, mi sono trattenuta a stento dal mettermi sulla balaustra e urlare “Good Morning Vietnam”!

Mi sono fermata solo perché nel mio gruppo c’erano quasi tutti americani e tra questi anche un ex-colonnello dell’esercito che sicuramente quella guerra l’aveva vissuta in prima linea e mi sono chiesta che effetto potesse fare essere lì con un background simile alle spalle.

Usciti dall’hotel Rex, abbiamo continuato la visita dei principali monumenti presenti in centro città, tra cui il Palazzo del Comitato del Popolo (praticamente il municipio) con la statua del leader Ho Chi Minh, a cui Saigon deve l’attuale nome, il Palazzo dell’Indipendenza e la cattedrale di Notre Dame, costruita nella seconda metà del 19esimo secolo dai colonizzatori francesi, che evidentemente hanno voluto lasciare un segno a ricordo della madre patria.

 

Un edificio che mi ha particolarmente colpita è stato il grande ufficio postale, in stile liberty, progettato dall’architetto Gustave Eiffel, lo stesso dell’omonima torre di Parigi.

All’ingresso si ha come l’impressione di entrare in una stazione rimasta ferma ai tempi del colonialismo.

 

Terminato il giro in centro siamo risaliti sul pulmino per dirigerci a una fabbrica di oggetti laccati, tipici dell’artigianato locale. Qui abbiamo anche potuto vedere la pazienza con cui vengono costruiti da artigiani che sono veri artisti.

 

Dopo una dose di arte e cultura, niente di meglio che assaporare il cibo locale, un altro modo per addentrarci nella conoscenza del posto.

Il tour prevedeva una sosta in uno dei ristoranti dove viene servita la migliore zuppa di noodle della città, il Pho 2000. Seduti a tavola armati di bacchette e cucchiaio di ceramica abbiamo “costruito” la nostra zuppa personalizzata.

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

Ci hanno portato una zuppa di base con noodle, brodo e carne, accompagnata da una serie di piattini che contenenti verdure, spezie e altri prodotti non ben identificati da aggiungere a proprio piacimento.

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

Devo ammettere che sono stata molto soddisfatta della mia creazione, forse ha contribuito anche la fame dopo ore di camminata, ma il gusto era gradevole e sono riuscita a bilanciare il piccante e a creare un effetto anche bello a vedersi.

Dopo pranzo un giro per il quartiere di Chinatown, coloratissimo e pieno di negozi e a seguire una visita alla pagoda di Thien Hau, dedicata alla Dea del Mare.

 

I luoghi di culto orientali mi hanno sempre trasmesso un senso di tranquillità mista a gioia e i visi sorridenti dei fedeli, la loro semplicità nei gesti e nel vestire mi fanno ritrovare un senso di appartenenza globale al mondo, come se ovunque tu vada, qualunque dio tu possa venerare, alla fine quello che conta è il sentirsi parte di qualcosa più grande di te.

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In centro al cortile antistante al tempio vero e proprio troneggiava un braciere dove alcuni fedeli stavano bruciando delle foto tridimensionali di oggetti. Questa è un’usanza particolare di alcune religioni orientali, per onorare il defunto bruci foto o modellini in carta di oggetti che gli sono appartenuti, o meglio che sicuramente avrebbe amato.

Per esempio se era un appassionato di macchine, potresti bruciare una Ferrari fatta con il cartoncino, pensate che questi simulacri si possono acquistare, esistono addirittura ditte specializzate.

 

Eravamo nella settimana che precede il capodanno cinese e c’erano parecchie decorazioni a ricordarcelo ed enormi coni a spirale pendenti dal soffitto che erano in pratica costruiti in incenso e pronti ad essere bruciati.

 

Dopo una preghiera alla Dea del Mare affinché ci garantisse un viaggio per mare sereno e privo di tempeste, abbiamo lasciato la pagoda per recarci in un luogo meno sereno, il Museo della Guerra.

Visitare questo museo è stato letteralmente un pugno allo stomaco, l’unica cosa a cui posso paragonarlo è la visita dei campi di concentramento di Auschwitz, ma a pensarci è ancora più terrificante in quanto più vicino a noi come epoca.

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

Non mi sento di raccontare quello che ho visto, chiunque abbia un minimo di nozioni sulla guerra del Vietnam può rendersene conto e non riesco a immaginare come possano essersi sentiti gli americani che sono entrati a visitarlo, tengo a precisare che non tutti quelli del nostro gruppo si sono sentiti di varcare la soglia e sono rimasti nel cortile adiacente dove c’era una specie di esposizione di aerei e carri armati dell’epoca.

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

Il mercato locale è stata l’ultima tappa del nostro tour. Non è facile descrivere un mercato asiatico, per i colori ci sono le foto, ma per gli odori , i profumi e le sensazioni che colpiscono tutti i vostri sensi non ci sono immagini o parole che possano rendere veramente l’idea.

Il luogo era affollatissimo, la merce davvero varia, dalle bancarelle di tessuti a quelle che vendevano cibo, una vera e propria babele.

 

Finita la visita, siamo risaliti sul pulmino per tornare al porto. La giornata era stata lunga e faticosa, ma ci ha permesso di vedere tante cose e di entrare in contatto con la realtà locale.

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

Al porto abbiamo salutato la nostra fantastica guida che è stata davvero esauriente e ha saputo farci amare questa città e siamo risaliti in nave dove sicuramente ognuno avrà metabolizzato a modo suo quanto visto.

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

L’impressione che mi ha dato Saigon è quella di una città moderna che, nonostante il regime comunista e la guerra non molto lontana, sembra protendersi verso l’occidente, quasi a cercare di stringergli la mano, come chi non ha perso la fiducia verso il prossimo anche se è stato calpestato e martoriato e per questo ha tutta la mia ammirazione.

Saigon: un ponte tra oriente e occidente

Di Saigon mi resteranno nel cuore la gentilezza e il sorriso della gente, che sembra darti il benvenuto anche se non capisce cosa dici e non conosce la tua provenienza.

Arrivederci Saigon, GoodBye Vietnam!

Image credits: Cinzia Marchisio all rights reserved

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02/04/2016 ore 14.00
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Cinzia Francesca Marchisio
Cinzia Francesca Marchisio

Cruise addict convinta, con la bellezza di 430 giorni di crociera alle spalle, in passato ha collaborato per otto anni con il portale di ItalianSubs, utente molto attiva in Cruise Critic, è inoltre admin di Croceristi per la vita

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